traduzione di Lauretta Felici da Planetarian gennaio 2026

L’ingegnere di Marsiglia Francois Ouvière fu l’autore di 12 cosmografi. Presentò il primo all’esposizione universale del 1885. L’anno successivo il cosmografo venne installato nel cortile del Liceo Napoléon (oggi Liceo Henri IV) mentre un altro fu esposto nella dépendance del Liceo Louis-le-Grand (Liceo Michelet a Vannes). A partire dal 1860, Ouvière installò dieci cosmografi sul lungomare a sud della Francia, tra cui quello di Nizza lungo la Passeggiata degli Inglesi.
Distribuì inoltre piccole riproduzioni di cosmografi per agevolare l’apprendimento della scoperta del cielo.
Abbiamo a disposizione pochi dati biografici sulla vita di Ouviére (1807-1867). La sua fama è legata quasi esclusivamente all’invenzione dello strumento che chiamò cosmografo, e che accompagnò con un opuscolo che ne spiegava il funzionamento dal titolo: Cosmografo, un osservatorio per tutti, pubblicato da Victor Dalmont a Parigi nel 1855. L’inscrizione “Indispensabile per gli abitanti di città e porti” indica l’utilità che gli veniva riconosciuta nella grande era della cosmografia.
Laureato alla Scuola Nazionale di Bridges and Roads, Cavaliere di Ferdinando di Spagna, Ouvières è principalmente noto per la sua invenzione. Ma come nacque questa idea?
Probabilmente egli si occupò di cosmografia durante gli studi di ingegneria, perché, essendo nato nel 1807, aveva 23 anni quando fu istituito il corso di Cosmografia nel 1830. Ovviamente dovette appassionarsi allo studio del cielo, tanto da ideare uno strumento originale per la divulgazione di tali conoscenze. Mentre i libri devono attendere che i lettori vi si avvicinino per incontrarli, con il cosmografo è l’artista che incontra i passanti attraverso uno strumento che ne stimola la curiosità. Si trattava di un approccio innovativo per l’epoca e si deve riconoscere la genialità di progettazione di uno strumento elegante e di facile accesso per i neofiti, ben lontano dalle classiche sfere armillari. Prima dell’invenzione dei moderni planetari nel 1923, si rese così possibile la visualizzazione in tre dimensioni dei piani e degli assi fondamentali alla base di questo insegnamento, che risultava spesso ostico per studenti e per la maggior parte degli insegnanti di matematica, poco inclini allo studio del cielo.
Il settimanale Cosmo, rivista di Abbé Moigno, che aveva incontrato Ouviére in occasione dell’Esibizione Universale del 1855, ci presenta alcuni tratti della sua biografia nel primo articolo di una serie di quattro, pubblicati a puntate tra il luglio del 1855 e il principio del 1856. All’inizio della serie intitolata The Open Skies, Moigno esordisce descrivendo la propria reazione alla scoperta dello strumento: “Nel giardino del Panorama, molto vicino al graticcio che lo separa dal Cours of the Queen, avevamo spesso visto, senza guardarlo, un dispositivo unico nel suo genere e in qualche modo simile a una gigantesca sfera armillare…” Egli preferisce tuttavia il termine Uranoscopio a Cosmografo. “Rifiutiamo il termine Cosmografo, perché qui non si tratta di mondo (cosmos), né di descrizione (grafo), e lo chiameremo quindi URANOSCOPIO, (uranos) cielo; (scopos) io vedo, perché il suo obiettivo è quello di mostrarci il cielo.
UN INVENTORE, UN COMUNICATORE E UNO STRATEGA DEGLI AFFARI
Il primo cosmografo fu in mostra all’Esposizione Universale del 1855, dal 15 maggio al 15 novembre. Secondo i desideri dell’autore, fu esposto all’esterno, rivolto verso il cielo, su di una stele nel giardino a sud del Palazzo dell’Industria, accanto alla rotonda panoramica e al Cours la Reine, lungo la Galerie des Machines sulla riva della Senna.
Consapevole dell’interesse presso il pubblico generale, Ouvière brevettò il suo strumento nel 1859. Il deposito di brevetto, della durata di quindici anni, fu registrato al numero 42333 il 29 settembre 1859 con il titolo “Cosmografo, osservatorio popolare”. Da quel momento in poi, quattro anni dopo la sua presentazione all’Esibizione Universale del 1855, fu chiara l’intenzione della sua distribuzione commerciale. Non si trattò più soltanto di presentare una novità ingegnosa, ma di poterla disseminare mantenendone la proprietà.
Un approccio che venne confermato due anni dopo, nel 1861, quando Ouvière richiese il supporto degli astronomi dell’Accademia delle Scienze, per validarne l’utilità scientifica. La sua competenza fu sostenuta da Delaunay, Faye e Babinet con la pubblicazione nei Comptes Rendues de l’Académie des Sciences del 5 agosto 1861, evento che gli fornì nuova ulteriore pubblicità nelle riviste scientifiche. Per descrivere quest’opera artistica e la sua portata divulgativa, oggi si potrebbe parlare di un progetto espresso da un insieme di componenti: i cerchi e la barra di metallo, le quattro targhe esplicative, la stele in pietra squadrata e la piccola cancellata in ferro battuto che circondava il piccolo monumento.
LA PRESENTAZIONE ALL’ACCADEMIA DELLE SCIENZE E NELLE RIVISTE SCIENTIFICHE
La presentazione all’Accademia si apre con un paragrafo che spiega l’utilità dello strumento per il pubblico: “Il cosmografo di cui sono inventore è un osservatorio popolare. Un osservatorio in luoghi pubblici. Dopo lunghi anni di studio, applicazioni e verifiche, il mio lavoro è oggi completo in ogni aspetto…”. Il resoconto di questa presentazione scatenò un gran numero di articoli nella stampa scientifica. Allo stesso modo, Abbot Moigno, diede voce al proprio entusiasmo nella pubblicazione “The open Skies”, nel 1855, e lo ribadì nella rivista Le Cosmos del 9 agosto 1861.
Il sostegno da parte dell’Accademia delle Scienze favorì la disseminazione del cosmografo e, da questo momento in poi, la sua effettiva carriera commerciale, anche grazie al fatto che Ouvière aveva sviluppato una strategia imprenditoriale di eccezionale efficacia. Approfittando delle esibizioni industriali e agricole regionali, ed estendendo così lo spirito delle esibizioni universali a livello regionale, a partire dal 1860 si moltiplicarono le presentazioni del suo cosmografo in una decina di città che si affacciavano sul mar Mediterraneo. Così, al termine di ogni esibizione, veniva suggerito alle municipalità di acquistare lo strumento progettato specificamente per la latitudine di ciascuna città, e, se necessario, di finanziarne lo spostamento in un luogo più adatto per la scoperta del cielo.
L’ intervento di Ouvière al Congresso Scientifico di Francia, tenutosi ad Aix-en-Provence il 18 dicembre 1866 è di triplice interesse. In primo luogo perché presenta una stima della sua azione in un periodo di dieci anni, fornendoci importanti informazioni sul fatto che il cosmografo fosse stato presentato in dodici città e avesse ricevuto nove riconoscimenti civici. Vi si esprime inoltre la sensazione che il suo strumento “non sembra essere pienamente apprezzato per il suo reale valore”. Da qui probabilmente il progetto di accompagnarlo con un Trattato di cosmografia in grado di attrarre i popoli del mondo.
IL SECOLO DELLA COSMOGRAFIA
Il diciannovesimo secolo fu il secolo della cosmografia. In linea con i principi della rivoluzione francese, gli scienziati volevano rendere democratico l’insegnamento dell’astronomia, integrandolo nei programmi della scuola superiore. Grandi nomi come Laplace o Delambre avevano manifestato grandi ambizioni riguardo l’integrazione delle nuove nozioni di meccanica celeste. Ma i contenuti eccessivamente astratti non convincevano gli insegnanti di matematica. Si doveva quindi partire con obiettivi più modesti. Prima dell’avvento dell’astrofisica, grazie alla fotografia e alla spettroscopia, la prima metà del diciannovesimo secolo restava ancora la grande era dell’astronomia di posizione. Dall’astronomia alla cosmografia c’è soltanto un passo, che consiste nell’osservazione puramente descrittiva del cielo, senza nozioni di meccanica celeste. L’insegnamento della cosmografia fu ufficialmente introdotto nei programmi scolastici nel 1830 dal Ministero di Francois Guizot.
Il termine cosmografia è un sostantivo femminile. Dall’antichità al rinascimento designa la teoria dell’origine e della struttura dell’universo, includendo la geografia terrestre. Nel diciannovesimo secolo indicò anche la materia insegnata nei programmi scolastici. Il Dizionario dell’Accademia Francese lo specificò nel 1932: Descrizione astronomica dell’universo. Corso di cosmografia. Come diretta conseguenza dell’integrazione nella didattica, i manuali di cosmografia si moltiplicano nelle librerie. Tra i numerosi corsi di cosmografia, possiamo citare le Leçons de Cosmographie Hervé Faye, pubblicate nel 1854, la Cosmographie des Gens du Monde di Alphonse Gacogne, pubblicata nel 1856, le Letions Nouvelles de Cosmographie di Henri Garcet, pubblicate nel 1852, la cui quarta edizione del 1861 includeva all’inizio anche un’incisione del cosmografo di Ouvière, e infine il Cours de Cosmographie di H. Fabre, pubblicato nel 1879. La metà del diciannovesimo secolo fu anche contrassegnata da pubblicazioni popolari, come Le Ciel di Amédé Guillemin, pubblicato nel 1864, prima del best seller Astronomie Populaire di Camille Flammarion, pubblicata nel 1880.
I COSMOGRAFI DI OUVIERE
Il cosmografo di Ouvière si sviluppa a partire da una semplificazione della sfera armillare, mantenendo i due cerchi dell’equatore e del meridiano (con corone esterne graduate), ma eliminando i cerchi dell’orizzonte e dell’eclittica, come anche i cerchi dei poli e dei tropici. I circoli polari sono indicati da barre interne sul meridiano, mentre i tropici vengono evidenziati da barre esterne che permettono di definirli delimitando l’area della sfera celeste, quando il sole raggiunge la sua declinazione massima e minima (solstizio d’estate e solstizio d’inverno). Lo strumento presenta anche due parti a forma di arco saldate nel perimetro interno del cerchio del meridiano. Essi delimitano lo spazio tra i tropici, su entrambi i lati del piano dell’equatore celeste, con scala graduata che segna l’area di movimento del sole in declinazione sulla sfera celeste.
Una piccola barra, posta in cima al cerchio del meridiano e diretta verso lo zenit, indica la verticale locale. Qui Ouvère riporta di solito il nome della città interessata.
Il cosmografo ci permette di trovare i due punti particolari delle intersezioni del cerchio dell’eclittica con quello dell’equatore. Si tratta dei punti coincidenti con gli equinozi. L’asse del nostro pianeta, cioè l’asse di rotazione della terra, coincide con la barra retta che attraversa il cosmografo passando per il suo centro. Una piccola barra, posta al centro dell’asse terrestre, proiettando un’ombra sulla parte graduata del piano del meridiano, indica la declinazione del sole. La barra dell’asse terrestre misura circa due metri mentre i cerchi (dell’equatore e del meridiano) misurano circa un metro di diametro. Questo rapporto di uno a due conferisce allo strumento eleganza, armonia e bellezza, qualità che il pubblico non avrebbe potuto trovare nelle sfere armillari.
Mano a mano che Ouvière sviluppava i suoi strumenti, ne perfezionava la qualità. All’inizio, ai tempi dell’Esibizione Universale del 1855, si trattava di apparecchiature essenziali che non includevano molte indicazioni ed erano di grandi dimensioni (160 cm per il diametro dei cerchi del meridiano e dell’equatore), mentre i cosmografi costruiti a partire dal 1860 erano più piccoli (90 cm di diametro per i cerchi), ma più completi e più ricchi di indicatori.
Tutti i suoi cosmografi sono realizzati con la tecnica della colata di ghisa bianca, con regolazione della verticale al luogo indicato, così da rendere ciascuno strumento un pezzo unico. Le iscrizioni sono realizzate con incisioni in oro. Gli strumenti venivano consegnati dotati di un piedistallo in pietra squadrata e circondati da una piccola cancellata in ferro battuto. Alla base si trovava la scritta: “Cosmografo, osservatorio veramente popolare, orientatore fisso e preciso di linee, piani e movimenti celesti, diretto a istituzioni e organizzazioni educative ad opera di François Ouvière, Marsiglia”.
COME FUNZIONA IL COSMOGRAFO
L’opuscolo pubblicato nel 1855 contiene le spiegazioni necessarie per l’uso. Ouvière inizia sottolineando il fatto che lo strumento deve essere utilizzato guardando il cielo. Il suo scopo è permettere a coloro che lo usano di vedere, e quindi comprendere da soli, attraverso la proiezione nel cielo, il polo celeste e la sua elevazione al di sopra dell’orizzonte, tramite l’estensione dell’asse terrestre, linea fondamentale a cui sono collegati tutti i movimenti dei corpi celesti. Allo stesso modo si dava la possibilità di vedere, comprendere e tracciare, nel cielo del piano dell’equatore terrestre, la linea del meridiano del luogo di osservazione, la latitudine, le declinazioni del sole e delle stelle in generale, insieme alla loro ascensione retta, gli equinozi, le stagioni, i punti dei solstizi, e di conseguenza i tropici, che non verranno più confusi con l’eclittica…
Ouvière ci tiene a specificare che “Poche ore di studio sono sufficienti per l’osservatore a comprendere che la cosiddetta stella polare non coincide perfettamente con il polo nord.” Se, per ipotesi tuttavia, detto osservatore potesse restare a trascorrere ore accanto allo strumento… Nell’opuscolo si fa cenno anche alle applicazioni gnomoniche del cosmografo, con la lettura dell’ora resa possibile dalla proiezione dell’ombra della barra rappresentante l’asse terrestre sul cerchio graduato dell’equatore. L’ora solare viene indicata dall’ombra che l’asse terrestre proietta sul cerchio dell’equatore celeste. Per la quasi totalità dei suoi cosmografi, Ouvière si avvale del supporto di piedistalli con spiegazioni incise in oro su placche di ghisa. In particolare, su un lato si può vedere un piccolo schizzo del metodo usato per individuare la stella polare a partire dalla costellazione del Grande Carro, ripetendo cinque volte la distanza del lato esterno.
DIFFUSIONE A PARIGI E NEL SUD DELLA FRANCIA
Abbiamo almeno due versioni dell’opuscolo di presentazione, riprodotto su unico foglio, con illustrazioni di Johandier. Si tratta di montaggi pubblicitari con ciò che appare sullo sfondo come il Castello d’If di Marsiglia, e in primo piano, un cosmografo. Intorno allo strumento si possono vedere anche un gruppo di osservatori. La tecnica della colata di ghisa faceva sì che ogni cosmografo fosse un pezzo unico, con costi necessariamente alti, dovuti all’adattamento della verticale alla latitudine di ciascuna città interessata. Bisognava anche tener conto dell’installazione dello strumento su di un piedistallo di pietra circondato da una cancellata in ferro battuto.
I COSMOGRAFI NELLA REGIONE PARIGINA
Il primo cosmografo di Ouvière fu presentato in occasione dell’Esposizione Universale del 1855, la prima organizzata in Francia dopo quella di Londra del 1851. Su richiesta dell’autore, lo strumento fu posizionato nel giardino, orientato verso il cielo. Abbiamo anche una fotografia del cosmografo eseguita da Disderi.
A partire da marzo 1856, un cosmografo fu installato al Liceo Napoléon (attuale Liceo Henri IV). Garcet, professore di matematica del Liceo Napolèon e amico di Jules Verne, recita nelle sue Leçons Nouvelles de Cosmographie, IV edizione del 1861: “Il primo modello, di grandi dimensioni, fu consegnato dal Signor Ouvière al Liceo Napoléon di Parigi e da lui istallato in una delle aree di questo istituto. Un altro adorna la terrazza del Liceo del Principe Imperiale a Vanves”. Questi esemplari si trovano ancora attualmente nelle loro sedi.
I COSMOGRAFI DEL SUD DELLA FRANCIA
A partire dal 1860, dieci cosmografi furono messi in mostra in esposizioni regionali, prima di essere acquistati dalla maggior parte delle città del sud della Francia, tra cui Nizza. Il cosmografo installato in questa città ebbe l’impatto maggiore anche a seguito della bellezza della sua posizione, lungo la Passeggiata degli Inglesi, in cima alla monumentale scalinata alla foce del fiume Paillon (1865-1929). Da ciò che possiamo ancora vedere chiaramente in vecchie cartoline, esso si trovava vicino al Casinò de la Jetée-Promenade, costruito in riva al mare negli anni dopo il 1880 e distrutto dai bombardamenti del 1944.
ELENCO DELLE REALIZZAZIONI
Possiamo tracciare un elenco cronologico dei dodici cosmografi realizzati da Ouvière:
1855 – Parigi: Esibizione Universale
1856 – Parigi, Liceo Napoléon (ora Liceo Henri IV) e Liceo Louis le Grand/Vanves (ora Liceo Michelet)
1860 – Montpellier
1861 – Marsiglia
1863 – Nimes
1864 – Sorèze
1864 – Aix-en-Provence
1864 – Draguignan
1865 – Nizza
1865 – Bordeaux
1866 – Avignon
1867 – Carcassonne
I COSMOGRAFI IN MINIATURA DI OUVIERE
Ouvière progettò anche cosmografi in miniatura, di 27 cm di altezza, regolabili e posizionabili in base alla latitudine, con ulteriore valore divulgativo, e che furono messi vendita a Parigi presso Lamotte-Lafleure. Oltre ad esemplari occasionalmente messi in vendita online, alcuni prototipi sono conservati al Museo di Belle Arti di Draguignan e al Museo Vieux-Nimes.
CONCLUSIONI
La carriera commerciale di Ouvière fu ricca e stupefacente, grazie alla realizzazione dei suoi dodici cosmografi. Indubbiamente essa avrebbe potuto estendersi anche alla maggior parte delle altre città e dei porti della Francia, se ce ne fosse stato il tempo. Oggi ce ne rimangono solo quattro posizionati verso il cielo: due nella regione parigina, a Parigi (liceo Henry IV) e a Vanves (Liceo Michelet); e due in provincia, a Montpellier e Sorèze. L’illustrazione di Jahandier ce ne offre testimonianza: Ouvière aveva immaginato il suo Cosmografo a Marsiglia vicino al mare, di fronte al castello d’If. La popolazione di Nizza realizzò il suo sogno accogliendolo nella più bella delle sue località, la Passeggiata degli inglesi.
Al di là della specifica ingegnosità di questo strumento sul piano scientifico, Ouvière aveva sviluppato una strategia commerciale di indubbio effetto, anche grazie al contributo della stampa, con pubblicazioni di articoli di cronaca durante fenomeni celesti rilevanti che venivano evidenziati tramite il suo cosmografo. Il genio di Ouvière consisteva in questa combinazione di competenze di ingegneria e tecniche dei metalli, conoscenze astronomiche, arte comunicativa e senso degli affari, nell’incoraggiare le persone alla scoperta delle stelle. I suoi cosmografi avrebbero potuto oltrepassare l’Atlantico, come si può supporre dall’articolo elogiativo di Scientific American nel 1877, dieci anni dopo la sua morte, che definiva la sua idea “eccezionale” per la divulgazione delle conoscenze astronomiche nei luoghi pubblici…

Illustrazione di Johandier rappresentante il Cosmografo davanti al Castello d’If a Marsiglia. Si tratta senz’altro di un montaggio perché si può leggere “Paris” nella freccia indicante lo Zenit.
Riferimenti del Cosmografo:
- La barra maggiore rappresenta l’asse terrestre (asse di rotazione della terra, diretta verso i poli celesti). Il cerchio dell’equatore è perpendicolare a questo asse.
- Il cerchio del meridiano, che passa attraverso lo Zenit, contiene quattro punte esterne, che rappresentano i tropici del Cancro e del Capricorno. Le punte interne rappresentano i marcatori dei circoli polari.
- Le ombre proiettate dai due cerchi indicano le ellissi di proiezione al suolo. Il sole attraversa il meridiano al mezzogiorno solare. Esso Illumina solo il margine di questo cerchio e l’ombra indica un segmento del meridiano nord-sud. Durante gli equinozi, il sole, che si trova all’equatore, Illumina solo il margine di questo cerchio, mentre l’ombra proiettata al suolo rappresenta il segmento est-ovest. La combinazione dei due segmenti all’equinozio, forma una croce.